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Paragrafo 6 . La guerra di Libia.

     
In  un  clima surriscaldato dalla tensione economico-sociale  e  dalla
propaganda  dei  nazionalisti, Giolitti tent la carta  dell'avventura
coloniale.  L'espansione in Africa settentrionale era stata  preparata
gi  agli inizi del Novecento con iniziative diplomatiche tendenti  ad
attenuare la linea filotedesca e a promuovere un riavvicinamento  alla
Francia;  a  questa,  con un accordo sottoscritto nel  1902,  l'Italia
aveva riconosciuto libert d'azione in Marocco, ottenendo in cambio lo
stesso  atteggiamento nei confronti dell'espansione italiana in Libia.
La decisione di passare all'azione militare, entrando in guerra contro
la  Turchia, che esercitava la sovranit sulla Libia, venne presa  dal
governo  Giolitti  nel settembre del 1911, in seguito  all'occupazione
francese del Marocco, che consentiva all'Italia di far valere l'intesa
del 1902.
     Il  governo  assecondava cos le richieste  provenienti  da  vari
ambienti  economici e politici e da gran parte dell'opinione pubblica.
Per la ripresa del colonialismo premevano in particolare alcuni gruppi
industriali e finanziari,
     
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     tra  cui  il  potente trust siderurgico, che  vi  intravedeva  la
possibilit di realizzare elevati profitti, e il Banco di Roma  legato
al  Vaticano,  che  aveva gi forti interessi  nella  zona.  L'impresa
libica  era  caldamente sostenuta dal quotidiano  pi  rappresentativo
della  borghesia italiana, il "Corriere della Sera" (sulle sue  pagine
Gabriele  D'Annunzio  celebr l'impresa con  le  Canzoni  delle  gesta
d'oltremare),  e dalla stampa cattolica, attraverso la  diffusione  di
notizie  mistificanti  sulle  presunte  ricchezze  dei  territori   da
occupare e sulle prospettive offerte ai lavoratori italiani. Un'accesa
propaganda a favore della guerra era svolta dai nazionalisti, che  nel
1910   avevano   fondato   l'associazione   nazionalistica   italiana,
delineando  un programma decisamente bellicista e colonialista.  Altre
forze  politiche  di  varie  tendenze  si  schierarono  a  favore:   i
sindacalisti rivoluzionari, parte dei liberali, dei repubblicani,  dei
radicali e dei socialisti riformisti. Apertamente contrari erano  solo
il  partito socialista, parte dei repubblicani e dei radicali e alcuni
intellettuali democratici come Gaetano Salvemini.
     Un  primo  contingente  di 35.000 soldati italiani  sbarc  sulle
coste  libiche  l'ottobre  del  1911  ed  occup  in  breve  tempo  la
Tripolitania  e  la  Cirenaica.  L'avanzata  verso  l'interno,   per,
nonostante  l'Italia  disponesse dei primi aerei impiegati  per  scopi
bellici,   fu  pi  difficile  del  previsto,  a  causa  dell'accanita
resistenza  locale. Tra aprile e maggio del 1912, per  costringere  la
Turchia  alla  resa,  l'Italia  estese  le  operazioni  al  mar  Egeo,
occupando Rodi e dodici isole delle Sporadi, cui venne dato il nome di
Dodecaneso.  Vennero  allora  avviate  trattative  di  pace,  che   si
conclusero  a Losanna nell'ottobre del 1912: l'impero turco  riconobbe
la sovranit italiana sulla Libia; adducendo come motivazione l'attesa
della  completa evacuazione delle truppe libiche dall'Africa, l'Italia
continu  ad  occupare Rodi e il Dodecaneso, che  manterr  sino  alla
seconda guerra mondiale.
